venerdì 1 luglio 2016

Mirò, la forza della materia al MUDEC di Milano con i bambini

Joan Miró Donna , 1938 Matita colorata, pastello, inchiostro di china e guazzo su carta, cm 41 x 33 Collezione privata © Successió Miró by SIAE 2016

Come forse saprete, il MUDEC, il Museo delle Culture di Milano, la cui meravigliosa collezione è visitabile gratuitamente, ospita anche mostre temporanee e laboratori dedicati ai bambini.

Noi non siamo ancora riusciti a partecipare a dei laboratori per bambini, un po' per pigrizia nell'organizzarsi per tempo e prenotare, un po' perchè sono in giorni e orari che a noi interessano poco, ma sono sicura che sarebbe un'esperienza meravigliosa.

Ma siamo recentemente stati a visitare la grande mostra dedicata a Mirò, un artista che sicuramente può piacere ai bambini per i suoi colori forti i suoi tratti alle volte infantili, legati al primitivismo, e la sua "stranezza".

Al MUDEC, per la mostra Mirò, la forza della materia, sono in mostra oltre cento opere, fra quadri e sculture.
Sono esposte in un percorso cronologico che ripercorre le tappe e l’evolversi dell’arte di Joan Mirò, con lavori della Fundaciò Joan Mirò Mirò, della collezione di famiglia dell’artista ma anche da altri prestatori europei pubblici e privati.
 
Il visitatore, all’ingresso della prima sala,  è accolto dalle note di Duke Ellington, Blues for Joan Mirò, un brano improvvisato durante una visita alla Fondation Maeght, visita nel corso della quale il musicista ebbe modo di conoscere l’artista.

L’obiettivo primario della mostra è quello di mettere in rilievo il processo di semplificazione della realtà, un processo che riportava all’arte primitiva, punto di riferimento per l’impostazione di un vocabolario di simboli originale, ma anche come strumento per raggiungere una nuova percezione della cultura materiale.

E il percorso espositivo riesce nel suo intento, anche quello di coinvolgere visitatori giovani e meno giovani, sia con l’ampia offerta di opere, sia con il percorso che illustra in odo chiaro sia la vita che l’opera dell’artista, nonchè l’intento della mostra stessa; sia con le audioguide, divise fra adulti e bambini, che vengono così guidati in modo personalizzato attraverso il mondo della materia dell’artista, con un kids’ tour, un percorso all’interno della mostra specificamente dedicato a loro, guidati da un filo, amico di Mirò.

Nei primi anni di attività artistica, Mirò, lasciandosi influenzare dagli amici poeti che si lasciavano suggestionare da parole scelte a caso, aborre la pittura come tradizionalmente concepita e sperimenta, a partire dagli anni Venti del Novecento, materiali eterodossi e insoliti, procedimenti innovativi, infrange volutamente le leggi prestabilite per raggiungere le fonti più pure dell’arte, in un processo di “assassinio della pittura”, come lui stesso proclama nel 1931, fino alla fine degli anni Quaranta. Anni che lo vedono trasferirsi prima in Francia, a causa della guerra civile spagnola, e poi tornare in Spagna, a palma di Maiorca, nel tentativo di sfuggire ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, insomma una fuga dalla violenza che incombe sull’Europa di quegli anni.
Mirò si dichiara affascinato da sempre dal pensiero, dall'arte e dalla cultura dell'estremo oriente: fin da giovane si interessa al ukiyo-e nipponici e rimane impressionato dal modo di reagire dei giapponesi davanti a una goccia d'acqua, a un sassolino, una manciata di sabbia, cose che sembrano non avete importanza. 


Il dipinto di olio su tela del 1962 in formato allungato e verticale ricorda i kakémono, dipinto o calligrafie da apprendere alle pareti dei locali in cui si svolge la cerimonia del tè.


Joan Miró Dipinto , 1962 Olio su stoffa, cm 229 x 67 Collezione privata © Successió Miró by SIAE 2016
In via del tutto generale, si può dire che Mirò usa il disegno per dare una rappresentazione dei protagonisti dei suoi lavori: spesso predomina il disegno in nero, talvolta la sottile linea grafica, sempre nera, definisce le sue donne, gli uccelli, le stelle, figure che si trovano quasi sempre nelle sue opere. In alcuni lavori, tuttavia, in netto contrasto con il segno grafico nero, la funzione rappresentativa è data dal colore, pur non rinunciando all’efficacia rappresentativa del tratto, spesso per delineare i contorni della figura, sottile sullo sfondo e negli spazi interni. Ciononostante, Mirò non rivela mai le fattezze delle sue figure, femminili e non, non crea riferimenti alla fisionomia, nè alle espressioni del viso. Abolisce il ritratto completamente, per affermare lo schema.
La pittura di Mirò è poesia, e con la poesia di fonde: parole e frasi poetiche tracciate sottilmente in nero nei suoi quadri, ma anche il colore usato come fosse poesia, tanto che Mirò stesso scrive: "È la materia che governa il tutto.  Sono contrario a qualsiasi ricerca intellettuale premeditato e morta.  Il pittore lascia come il poeta: prima viene la parola, poi il pensiero. "
Spesso Mirò ha prodotto serie di dipinti connessi fra loro, per affrontare questioni pittoriche, formulare e riformulare un problema o un’intuizione, e ottenere una pluralità di risultati, diversi ma simili, connessi fra loro. E la connessione sta spesso nelle forme, nei segni tracciati, o nei colori, ma anche nella materia, nei supporti utilizzati, come le tavole di legno, o le assi di legno coperte da carta catramata. In molti casi Mirò stesso afferma che si lascia guidare dal nero, che è il primo colore che stende, seguito dal resto, che “gli viene suggerito dai neri”.
L’importanza della materia nell’opera di Mirò fa sì che incominci a interessarsi ad altre forme di espressione artistica, quali la scultura, gli arazzi, la grafica, e trovarvi un terreno fertile per la sperimentazione.
La scultura lo vede raccogliere oggetti diversi, quelli che colpiscono a sua immaginazione, quelli abbandonati sulle spiagge raccolti nel corso delle sue lunghe passeggiate: tronchi d’albero, contenitori, tutto può essere fonte d’ispirazione e Mirò, potendo disporre di un grandissimo studio, pone questi oggetti sul pavimento dello stesso, in attesa che la forza magnetica che da essi si sprigiona faccia sì che spontaneamente si attraggano fra di loro a comporre quella che sarà la base delle sue sculture di bronzo. E la mostra ben illustra il processo, sia virtualmente, sia con vetrine che mostrano gli oggetti che hanno composto una o più delle sculture esposte: teche contengono questi oggetti che sono stati la base della fusione in bronzo che ha portato alla scultura posta in mostra vicino ad esse.
Diventa così chiaro a tutti il procedimento utilizzato dal grande artista nella produzione delle sue sculture bronzee.
La parte virtuale è lasciata alle diverse postazioni dotate di Samsung Gear per la realtà virtuale, che permettono al visitatore della mostra di entrare nell’enorme studio di Mirò e di visitarlo da diversi punti di vista, vedendo come il maestro disponeva le varie opere a cui stava lavorando e gli oggetti da lui ritrovati che comporranno le sue sculture. Ma permette anche, ed è la parte più entusiasmante, benchè molto breve, di entrare in una delle opere pittoriche del maestro catalano.
Secondo le norme della mostra, i Gear possono essere utilizzati solo da bambini di età superiore, se non ricordo male, ai dieci o dodici anni, però è un'esperienza interessante, che i miei bimbi avevano già vissuto all'EXPO, e non vi erano limitazioni di età, nonostante l'esperienza fosse più lunga.
Qui è scattata una piccola delusione.

Fra le tante tecniche e sperimentazioni in mostra, una parte importante rivestono le numerose incisioni fatte da Mirò, che inizialmente sperimenta con l’acquatinta e l’acquaforte, tecniche già in uso, che gli permettono di riprodurre serialmente alcune opere, come nei suoi desideri per rendere più fruibile e accessibile a tutti l’arte; alla fine degli anni Sessanta introduce il metodo del carborundum o carburo di silicio, che gli permetterà di arricchire la materia e potenziare il tratto, lavorando per addizione anzichè per sottrazione, come facevano le precedenti tecniche incisorie. E ottenendo così incisioni con spessore e qualità materica che non era possibile ottenere prima. Mirò sfida così anche i condizionamenti imposti dalla tecnica perchè non siano d’ostacolo alla sua libertà di espressione, ma anzi, la amplifichino.

Nel 1957 Mirò introduce il colore nel campo della scultura.  Ciascun elemento  viene definito da un colore diverso.  Paradossalmente, come conseguenza della coloritura, tali elementi sembrano più irreali: le superfici rivide, rugosa, lisce o prose sono Siena riconoscibili sotto uno stato di come intenso. Le parti non si distinguono per la riuscirei identità in quanti oggetti? Ma sulla base del contenuto cromatico determinato dall'artista.  È una concezione pittorico  più che scultorea. E Mirò impone anche il punto di vista frontale alle sue sculture, lo stesso che ha il pittore che dipinge una sua opera.

Ovviamente il MUDEC, in occasione della mostra, offre laboratori per bambini a tema.

sabato 25 giugno 2016

L'Archeopark: un'esperienza da uomini della preisotira

Con i bambini ci siamo recati poco tempo fa a visitare l'Archeopark di Darfo Boario Terme. In realtà il mini2 c'era già stato con la scuola: era stato talmente entusiasta dell'esperienza e dei laboratori fatti che aveva fatto dire al mini1 (che a sua volta era stato con noi e con la scuola al Parco della Preistoria dei dinosauri) che ci sarebbe voluto andare anche lui.

Ed era stata una promessa: ci andremo insieme. Dato il lungo weekend e il fatto che, come sempre, all'ultimo minuto ci siamo trovati a non aver prenotato nulla per Venezia, l'originaria meta, abbiamo optato per gite in giornata, tempo permettendo. E una meta papabile era proprio l'Archeopark.

Premesso che uscendo dall'autostrada a Bergamo ci vuole una vita per arrivarci, la strada è lenta ma gradevole, essendo immersa nel verde e costeggiando a tratti il lago. Una volta arrivati là abbiamo avuto la sorpresa che per loro non era un weekend lungo, quindi...niente attività per le famiglie, solo per le scuole.

Per fortuna nostra c'erano diverse classi in giro per il parco e abbiamo potuto accodarci a loro per le attività con guida, quando abbiamo desiderato farlo! L'Archeopark apparentemente è piccolo, ma offre tanti ambienti diversi da vedere e scoprire, a spasso nella preistoria, e, se si seguono anche della attività guidate, la gita diventa lunga e vale la pena.

Si passa dal Paleolitico con le sue pitture rupestri riprodotte all'interno di una caverna naturale e con i suoi rifugi da popolazioni ancora nomadi sotto a tende di pelli animali, al Neolitico, con i suoi  "villaggi" decisamente più avanzati, compatibili con una vita più sedentaria, con fattorie e addirittura un villaggio fortificato.

Nel bel mezzo del parco un laghetto che si può attraversare con due zattere a corda, oppure a bordo di piroghe a remi. Un'esperienza che consiglio, sebbene si debba fare molta attenzione a muoversi dolcemente e senza scatti per evitare il capovolgimento.







E le attività proposte ai gruppi, ma nei fine settimana anche alle famiglie, comprendono la macinatura a pietra di cereali e la cottura su pietra e fuoco di panini impastati con i cereali macinati e l'acqua; la battitura di rame per creare una ciotola; la riproduzione di disegni e segni preistorici tramite tecnica di frottage; laboratori di ceramica tiro con l'arco, ecc.
Ma anche l'uso di antichi trapani a mano e altri strumenti preistorici è illustrata e può essere sperimentata in prima persona con l'aiuto di animatori:


Una bella esperienza, e da non dimenticare, se il tempo lo permette (pioveva molto forte quando siamo ripartiti, ma anche nell'ultimo pezzo della nostra visita) che la Val Camonica è il luogo dove, in Italia, si trovano la maggior parte dei graffiti di epoca preistorica.

Ed è anche una location molto attraente in sè, anche se nelle nostre foto il cielo era grigio o bianco per via del maltempo:


venerdì 24 giugno 2016

The Floating Piers di Christo: camminare sulle acque del Sebino

Come ormai tutti nel mondo sanno, perchè l'hanno letto, l'hanno sentito alla radio, l'hanno visto in TV, per sedici giorni, dal 18 giugno al 3 luglio del 2016 (se il clima lo permette), il Lago d’Iseo viene reinventato: centomila metri quadrati di un tessuto giallo scintillante, che prende le tonalità arancioni del tramonto quando è bagnato dalle acque del lago, avvolgono un sistema modulare galleggiante di duecentoventimila cubi di polietilene ad alta densità, e dondolano al movimento delle onde, permettendo di “camminare sulle acque” del lago stesso. I visitatori diventano parte dell’opera d’arte camminandovi sopra fin dalle strette e nascoste viuzze del paese di Sulzano, anch’esse parzialmente ricoperte dallo stesso tessuto, a Monte Isola, dove una parte dell’opera si trova sulla riva, sulla passeggiata a bordo lago, fino all’Isola di San Paolo, normalmente non accessibile, nemmeno con natanti, poichè proprietà privata della famiglia Beretta, ma oggi circondata dai Floating Piers e dal loro incantevole colore. Un giallo che ricorda quello dei capelli della scomparsa Jeanne-Claude, compagna di vita di Christo, e che è un po’ il marchio di fabbrica della coppia di artisti. Un giallo che contrasta violentemente con il blu intenso e il verde scuro dei boschi che accarezzano le montagne circostanti, e che rende ben visibili da lontano i Floating Piers, che possono essere osservati anche dai sentieri che conducono a Sulzano fra gli ulivi e i boschi, ma anche dalla alture di Monte Isola e dai monti su entrambe le sponde del lago.
Prospettive sempre diverse ma affascinanti, che rendono bene la grandiosità dell’opera che può essere altrimenti apprezzata solo camminandovi sopra e constatando di prima persona quanto sia immensa.


“Come tutti i nostri progetti, The Floating Piers sono gratuiti e accessibili ventiquattr’ore al giorno, tempo permettendo,” ha affermato Christo. “Non ci sono inaugurazioni, aperture, prenotazioni, proprietari. I The Floating Piers sono un’estensione della strada e appartengono a tutti”. Mentre tutti sanno che una passerella flottante lunga tre chilometri è stata posata negli scorsi mesi per permettere di attraversare a piedi le acque del lago d’Iseo da Sulzano a Monte Isola, da Monte Isola all’Isola di San Paolo, forse non tutti sanno che il tessuto giallo oro ricopre anche ben due chilometri e mezzo di strade pedonali a Sulzano e a Peschiera Maraglio. La passerella è larga sedici metri e alta circa trentacinque centimetri, i lati sono delicatamente digradanti verso l’acqua, per imitare le normali coste e spiagge esistenti. Cristo ha affermato che “Coloro che sperimenteranno la camminata sui The Floating Piers si sentiranno come se camminassero sull’acqua o forse sulla schiena di una balena. La luce e l’acqua trasformeranno il tessuto giallo brillante in sfumature di rosso e oro per tutti i sedici giorni”. Dati tecnici a parte, l’esperienza è unica e merita la fatica di viverla. Perchè di una fatica si tratta, ma anche l’attesa e il sole, il caldo e lo sforzo per raggiungere i Floating Piers fanno parte di un’esperienza artistica totalizzante. Perchè di uno sforzo si tratta: con i bambini abbiamo percorso un totale di 25 chilometri, partendo da Iseo e tornandovi a piedi, all'andata con una deviazione imprevista, al ritorno facendo la strada pianeggiante a bordo lago che prevedevamo di percorrere anche all'andata. L’imponente organizzazione fa sì che vi siano parcheggi, navette, treni frequentissimi, traghetti da diversi punti del lago, ma la gente è davvero tanta e bisogna armarsi di pazienza e prevedere lunghe code anche solo per prendere una navetta. Per chi ha una buona forma fisica e una buona resistenza agli forzi, consigliata la via pedonale. Che non è la via lacustre, quindi pianeggiante e semplice, ma, provenendo da Iseo, si viene dirottati verso un sentiero agreste, in forte pendenza all’inizio e con una pendenza minore successivamente. Ci si trova a superare gli ulivi, e in qualche punto all’ombra di grandi alberi, ma in generale il percorso è sotto il caldo sole di giugno. Ed è lungo, molto lungo. Ma ne vale la pena, perchè la vista che offre sull’opera di Christo è mozzafiato. La visuale si apre sull’intera opera: da Sulzano a Monte Isola, da Monte Isola all’Isola di San Paolo e ritorno (due tratti separati di Floating Piers). E lo spettacolo che si para agli occhi dei visitatori include anche le differenze cromatiche fra le acque in normale movimento e quelle invece racchiuse fra due rami di galleggianti, quasi ferme e di colore decisamente diverso. Una volta giunti a Sulzano, i visitatori sono accolti dai primi metri di tessuto giallo brillante e si devono mettere in coda per accedere alle “passerelle”. Il primo tratto di queste ultime è breve: fra Sulzano e Monte Isola il braccio di lago non è amplissimo, ma anche qui le passerelle offrono il primo sentore di cammino sulle acque, o sulla schiena della balena: ondeggiano, sebbene non in modo allarmante, e la sensazione è molto diversa da quella che si prova sulle classiche passerelle che portano agli imbarchi di piccoli natanti lacustri.


Dopo un cammino attraverso il centro di Peschiera Marasino, sempre accompagnati dal luminosissimo tessuto giallo,

si arriva ai due rami più lunghi dei Piers: quelli che conducono all’Isola di San Paolo. Sono anche meno affollati del primo, perciò offrono la possibilità di godere maggiormente dell’opera e di sentirsene parte. Il consiglio è quello di percorrerli a piedi nudi: si comprenderà così che in realtà i blocchi di polietilene ad alta densità non sono duri, ma danno la sensazione di qualcosa che si deforma sotto ai piedi, benchè ricoperti di tessuto.



Se la giornata è di pieno sole, si potrà godere del forte contrasto fra il blu del cielo, il verde-blu del lago, il verde dei boschi sui fianchi delle colline e delle infinite sfumature che assume questo tessuto cangiante: dal giallo all’oro, i particolare quando colpito in pieno dal sole, e dall’arancione al rosso, soprattutto nelle zone vicine all’acqua o dove è bagnato.


 L’Isola di San Paolo, circondata dai The Floating Piers, offre un inganno visivo: sembra quasi che i Piers siano posati su terreno e invece la casa e le sue mura posano direttamente nell’acqua e i floating Piers sono solo vicinissimi alle mura: fra esse e i Piers una rete a protezione di cadute accidentali nell’acqua. Dall’Isola minore si può tornare a Monte Isola usando un altro Pier, per poi percorrere il sentiero a bordo lago anch’esso ricoperto di tessuto fino alla passerella che riporta a Sulzano da Monte Isola. Un’esperienza entusiasmante, che porta lo spettatore a calarsi nell’opera d’arte di Christo, a farne parte attiva, a renderla un’opera vivente.


Morale è un'esperienza che vi consiglio, se reggete il caldo. Purtroppo ora la chiusura notturna sarà forse permanente a causa della folla, composta, purtroppo, anche da maleducati, che non solo non riportano con sè la propria spazzatura (che cosa ci vorrà mai a riportarsi via una bottiglia di plastica vuota se si trovano tutti i cestini pieni? invece di inondare il paesino e l'isoletta di pattume?), ma, addirittura, portano con sè sulla passerella i cani lasciandovi i loro ricordini. E lo so che qui mi attirerò gli strali di molti amanti di cani, ma non mi importa: so che siete tutti bravissimi, che tutti raccogliete le loro deiezioni, ma allora perchè dobbiamo fare lo slalom sui marciapiedi per evitarle? e perchè le hanno trovate sui Floating Piers? Tutti tutti bravi? In ogni caso, sarà forse permanente la chiusura notturna: peccato perchè ci sarebbe piaciuto tornare a notte fonda, con la luna quasi piena a illuminare la scena, e attendervi l'alba dondolando sull'acqua.

sabato 2 aprile 2016

Scarpe Verdi d'Invidia, una lettura animata sul bullismo. E Paola Cortellesi nel suo monologo.


Ogni tanto ritornano...ed eccomi qui: lo so, scrivo sempre meno, ma scrivo sempre di più, perchè alle traduzioni e agli articoli per diversi giornali si è aggiunto un nuovo giornale, ulbatacc.ch Anzi, se volete dare un'occhiata al sito, ci sono i miei ultimi articoli. Si tratta in generale di articoli di cultura, eventi, mostre, ma non solo. Però sono tornata all'improvviso a scrivere qui per una coincidenza che solo il caso sa far emergere. Io ci tengo molto a questo blog, ma proprio non trovo il tempo per scrivervi tutto quello che ho accuulato nella mia mente e nelle foto per i vari post, ma appunto il caso ha voluto spingermi a farlo. Stiamo preparando a scuola due letture animate, una per le classi terze, a tema paure e mostri, una per le classi quinte. Era tanto tempo (da quando erano in terza della scuola primaria) che desideravamo proporre una lettura animata a tema bullismo, ma quest'anno ci si è presentata l'occasione di doverla scegliere, fra i tanti libri, per un episodio (ma forse anche di più) successo in una delle classi (delle altre non siamo al corrente, sebbene siano cinque, e sicuramente qualcosa di simile sarà accaduto anche nelle altre). In ogni caso per far riflettere i bambini sul tema, anche in vista del passaggio all'ordine scolastico successivo, su un tema tanto delicato. il libro che abbiamo scelto è Scarpe verdi d'invidia. Una storia per dare un calcio al bullismo. di Alberto Pellai.

Una storia tanto simile a una cosa successa nella classe, in alcuni suoi aspetti, che abbiamo modificato un pochino la trama per la nostra animazione, usando un nome femminile per la protagonista.

Il libro parla di Marco, un bambino trasferitosi da un paese sul mare a 900 km di distanza dalla città in cui è andato a vivere, felice del trasloco perchè in quella città gioca la sua squadra del cuore e ci sono stadi per la Serie A. Tutto il suo entusiasmo comincia lentamente a scemare al passare dei giorni, quando si accorge che gli altri bambini lo guardano dall'alto al basso, per poi venire smorzato bruscamente quando si accorge che alcuni bambini lo canzonano alle sue spalle rifacendo il suo accento "straniero". Il tutto peggiora fino all'esplosione quando Marco, il giorno del suo compleanno, riceve finalmente in dono le tanto sospirate scarpe verdi e le indossa a scuola con un entusiasmo gigantesco, l'emozione che segue a una lunga attesa, a un desiderio che cresce con essa e viene finalmente soddisfatto. Marco è convinto che i suoi compagni le ammireranno e invece...diventa l'oggetto di scherno di tutti. Dopo l'intervento della maestra, un lavoro settimanale di classe sulle emozioni e altri eventi per lui entusiasmanti, la situazione viene recuperata e Marco torna ad essere un bambino sereno. L'insegnamento profondo della storia è che da soli il bullismo non si crea e non si può battere, ma che ci vuole un gruppo o l'assenza di intervento del resto del gruppo per crearlo e una squadra per combatterlo e rendere tutta la classe forte e unita.

E che non si deve aver paura, timore, vergogna di parlarne con chi ci può aiutare.

Ieri sera (io non guardo mai la televisione) per puro caso, dopo che i bambini erano andati a letto, ho fatto un po' di zapping e sono capitata sulla RAI1, TV italiana, dove stava andando in onda un monologo di Paola Cortellesi. Poichè la ritengo un'ottima artista, mi sono fermata ad ascoltarlo e mi sono resa conto subito del fatto che si trattava di un monologo sul bullismo, accompagnato dalla musica suonata dal vivo e dalla canzone cantata in diretta da Marco Mengoni, Guerriero.
Un'animazione ovviamente perfetta, da artista professionista e bravissima quale è la Cortellesi, la musica calibrata al momento giusto, con le pause giuste, insomma....un'immensa fonte di ispirazione per la nostra lettura animata!

Davvero intenso, davvero bello, valeva la pena vederlo. Per chi lo avesse perso, trova il pezzo qui:

Buona visione e Buone letture a tutti!

giovedì 3 marzo 2016

Spaghetti e pomodori: la storia di un piatto tutto italiano in 4 racconti e una nota storica

Il grande, grandissimo Roberto Piumini ha scritto un libro illustrato, stato pubblicato lo scorso Novembre, per raccontare ai bambini la storia del piatto tipicamente italiano, gli Spaghetti al pomodoro, in 4 fiabe.

Lo ha presentato lo scorso 20 febbraio nel corso di un incontro riservato ai bambini della scuola primaria, e con la consueta cortesia e con la grande capacità istrionica che lo caratterizza, li ha intrattenuti leggendone loro una. Si capisce immediatamente che ha un passato di letture ad alta voce e di teatro alle spalle, perché leggere ad alta voce animando il libro non è cosa da tutti. anche se si è degli ottimi scrittori, non sempre si riesce a leggere in modo così accattivante, così interessante.

E insomma, nel suo nuovo libro Spaghetti e pomodori   racconta 4 favole, una a tema spaghetti proprio, una a tema pomodori, una a tema olio e, infine, una a tema spaghetti al pomodoro (con olio), insegnando ai bambini da dove provengono questi alimenti con origini lontane, lontanissime, sia fra loro che dall'Italia, per formare un piatto che è quasi un simbolo di italianità.

Come dire, come ha più volte ribadito, che la cultura non è a km. zero, anzi....e anche la cultura alimentare, la storia del cibo, racconta di mondi lontani, di persone diversissime fra loro, di climi, usi, costumi, colori diversi, che si incontrano per formare quello che oggi è un pezzo della cultura di un singolo Paese.

Il libro si chiude con una breve nota storica di Massimo Montanari, il più famoso storico dell'alimentazione in Europa, che racconta in termini più storici la vera storia degli spaghetti al pomodoro.

E con questo si scopre che "Cercare le proprie radici significa trovare l'altro che c'è in noi".

Un libro che a noi è piaciuto molto, così come ci è molto piaciuto ascoltare Roberto Piumini parlare di sè e del suo libro, della cultura non a km. zero e ascoltarlo nella bellissima lettura!

giovedì 11 febbraio 2016

Harry Potter and the Cursed Child

Grandi novità per i fan del maghetto Harry Potter che non hanno la possibilità di recarsi a Londra per assistere allo spettacolo teatrale, frutto dell'ultima fatica in tema Harry Potter di J. K. Rowling: uscirà, in occasione della prima mondiale dello spettacolo il libro della storia che vi si rappresenta:  Harry Potter and the Cursed Child.

Il libro riprende la storia da dove l'aveva lasciata Harry Potter e i Doni della Morte ,  che terminava con un Harry Potter adulto che salutava i suoi figli in partenza per la scuola di magia di Hogwarts sul binario 9 e 3/4.
E così sapremo che cosa è successo a Harry Potter e ai suoi amici che, nel frattempo, sono cresciuti, diventati adulti contemporaneamente a moltissimi dei loro fans, che sono nel frattempo diventati grandi e forse anche genitori, visto che sono passati 20 anni dall'uscita di Harry Potter e la Pietra Filosofale.

Pottermore parla, al momento, dell'uscita in Gran Bretagna, ma spesso, si sa, le traduzioni delle opere più attese escono in contemporanea, per cui non temete, se serve lo troverete subito, o poco dopo, in italiano!

Da fan accanita e da proprietaria di tutti i libri originali (cioè le prime edizioni inglesi), non vedo l'ora! Mi sembra quasi di essere in attesa di un libro di Murakami, il mio autore preferito in assoluto, solo che qui si tratta di un libro da ragazzi, e lo leggeremo insieme, i mini e io!

Qui sotto la notizia:


il ritorno della saga di Harry Potter: il 30 Luglio esce Harry Potter and the Cursed Child I & II

Posted by Dossier Cultura on Thursday, 11 February 2016

martedì 5 gennaio 2016

Carbone per l'Epifania


E' arrivato il giorno di appendere le calze della Befana.

Per chi ha la fortuna di avere un camino, al camino stesso, per chi, come noi, non ce l'ha...beh, bisognerà accontentarsi di qualche puntina e di un muro a cui appenderle.

La nostra Befana Romana è già appesa da un pezzo al muro, vola con la sua scopa scacciaguai, è un ricordo di un viaggio a Roma fatto prima che nascessero i bambini.



Le calze le appenderemo oggi, alcune sono da appoggiare, e magicamente, con l'arrivo dei Re Magi alla capanna dove è nato il Bambin Gesù,


 e della Befana che è alla disperata ricerca del Bambino giusto, quello con la B maiuscola, questa notte si riempiranno di qualche dolcetto e di un po' di carbone.



Naturalmente le nostre sono piccole, quindi i dolcetti saranno limitati (ed è voluto), ma il carbone non deve mancare, perchè nessun bambino è al 100% buono, e, soprattutto, perchè il carbone è buonissmo!

La ricetta del nostro carbone dolce, perché oggi è difficile trovarlo in commercio, la trovate qui, nel vecchio post sull'Epifania

E ci fa piacere ricordare una delle tante filastrocche sulla Befana:

alla Befana – Gianni Rodari

Mi hanno detto, cara Befana,
che tu riempi la calza di lana,
che tutti i bimbi, se stanno buoni,
da te ricevono ricchi doni.
Io buono sono sempre stato
ma un dono mai me l’hai portato.
Anche quest’anno nel calendario
tu passi proprio in perfetto orario,
ma ho paura, poveretto,
che tu viaggi in treno diretto:
un treno che salta tante stazioni
dove ci sono bimbi buoni.
Io questa lettera ti ho mandato
per farti prendere l’accelerato!
O cara Befana, prendi un trenino
che fermi a casa d’ogni bambino,
che fermi alle case dei poveretti
con tanti doni e tanti confetti.